“Tra acustica e classica” – incontro con Giovanni Baglioni e Flavio Sala

“Tra acustica e classica” è questo il titolo dell’incontro che si è svolto l’otto giugno a Officina Pasolini e che ha visto protagonisti due nomi illustri della musica italiana strumentale, due virtuosi della chitarra di fama internazionale. Stiamo parlando di Giovanni Baglioni e Flavio Sala, rispettivamente considerati le punte di diamante di due discipline, la chitarra acustica e la chitarra classica, in Italia ancora poco conosciute e poco approfondite. Ed è proprio intorno alla questione della mancanza di cultura musicale del nostro Paese (almeno quando si parla di musica strumentale) e alla difficoltà di costruire una carriera da solisti quando scarseggiano esempi e percorsi, che si è sviluppato uno dei momenti fondamentali dell’incontro – incontro moderato come sempre da Tosca e Felice Liperi e arricchito da alcune preziose esibizioni dei due artisti.

“Ho suonato tanto in Sud America e negli Stati Uniti, vivendo per cinque anni in Venezuela –racconta Sala –  poi c’è stata la Russia che mi ha fatto vivere diverse esperienze importanti e mi ha dato molte gratificazioni. Viaggiare e rapportarmi presto con l’estero è stato fondamentale per la mia carriera perché ho imparato quello che in Italia non sarei mai riuscito ad apprendere, mancando da noi un tessuto connettivo vero e proprio quando si parla di studio della chitarra non intesa esclusivamente come accompagnamento musicale. Anche il pubblico all’estero è più preparato e ad un concerto di chitarra classica si trovano davvero persone di tutte le età, anche giovanissimi. Proprio in Russia sono rimasto molto colpito da quanto sia diffusa la cultura musicale fra le persone. Sono tutti preparatissimi quando si parla di musica e lo è anche chi nella vita si occupa di tutt’altro. Credo che questo dipenda anche dal fatto che hanno un concetto diverso dell’artista. In Italia non sono pochi a considerare la musica come un lavoro di serie B, mentre all’estero è una professione come tutte le altre”. Un tema questo, su cui Baglioni si dice completamente d’accordo, e aggiunge: “Il problema quando ci si occupa di qualcosa di poco praticato sono anche i repertori. Io amo dire che ‘attingo’ da me stesso, ma ovviamente ho guardato anche io subito ed inevitabilmente all’estero, in particolare mi hanno sempre interessato di più gli artisti sperimentali. Se devo citare degli esempi uno è certamente Tommy Emmanuel, un altro Michael Hedges, e un altro ancora è Pino Forastiere, di cui sono stato allievo. Un altro che mi piace meno di cui però riconosco la bravura è Andy McKee, il primo chitarrista acustico che grazie a Yotube ha fatto impazzire il web”.

Parlando dei maestri che lo hanno iniziato alla chitarra anche Sala non ha dubbi: “Paco De Lucia e Andrés Segovia sono ancora i vertici inarrivabili a cui mi ispiro. Sono due monumenti della musica. La prima volta che ho sentito le registrazioni di Segovia sono rimasto folgorato. Ho subito desiderato imparare a suonare come lui. Il mio maestro Pasqualino Garcia è stato suo allievo per cui, anche se non sono arrivato ad eguagliarlo, posso dire davvero di aver imparato tanto. Paco De Lucia invece l’ho scoperto quando mi sono avvicinato al Flamenco. È un musicista straordinario che è riuscito a fare cose che nessun altro essere umano secondo me sarà mai in grado di fare. De Lucia l’ho anche incontrato e ho avuto il privilegio di suonare per lui, è stata un’emozione indimenticabile!”.

Sia Sala che Baglioni sottolineano, poi, come per intraprendere percorsi così solitari e discipline così impervie siano necessarie alla base una grande passione e una grande curiosità. Per entrambi la musica ha fatto parte della vita fin da piccoli, anche se quella che chiamano scherzosamente la ‘vocazione’ è arrivata in tempi e modi molto diversi: “io sono nato in una famiglia di musicisti, chi non suonava cantava – spiega Sala – siamo tutti diplomati al conservatorio.  A cinque anni manifestai il mio desiderio di suonare la chitarra, uno strumento che tutti strimpellavano ma che nessuno dei miei familiari suonava davvero. Chiesi a mio fratello Simone di insegnarmi, ma lui mi rispose che non avrei mai potuto suonarla perché ero mancino. Ci rimasi male, ma non ne feci un dramma. Fu mio padre ad arrabbiarsi quando venne a sapere della riposta che mi aveva dato mio fratello! Disse che era una stupidaggine e che avrei potuto suonare tranquillamente come chiunque altro anche se ero mancino. Quindi mio padre mi mise la chitarra tra le mani e di lì non mi sono più fermato. Ho imparato i primi rudimenti da autodidatta. E ho avuto chiaro fin da subito, fin dal primo momento che ho pizzicato le corde della mia chitarra, che quello sarebbe stato il mio mestiere.”. “Per me è andata un po’ diversamente – dice Baglioni – Ho respirato musica da quando sono venuto al mondo, era inevitabile, con due artisti per genitori. Essere figlio di Claudio Baglioni però non è stato così facile, soprattutto perché non sapevo mai se le persone che si interessavano a me erano interessate veramente a me, alla mia musica, oppure a mio padre. Comunque sia in famiglia ho ricevuto un’educazione molto equilibrata, priva di qualsiasi fanatismo. Mio padre e mia madre non mi hanno mai spinto a fare nulla che non volessi, e mi hanno trasmesso un’idea nobile della musica, attività che per me è rimasta un hobby per tutta l’adolescenza, un passatempo serio ma, appunto, solo un passatempo. Cantavo anche, ma sempre limitatamente ai momenti di condivisione sociale che la musica è in grado di offrire. Il desiderio di fare della musica il mio mestiere è nato molto più tardi, con la scoperta della chitarra acustica e soprattutto dall’incontro con un vero esempio, quel Tommy Emmanuel già citato prima.  L’imitazione è il meccanismo più potente che l’uomo ha a disposizione per migliorarsi – non a caso ha segnato l’evoluzione del genere umano! Venire a contatto con la musica di Tommy Emmanuel mi ha dato la spinta per andare oltre, ma non solo perché desideravo emularlo. Emmanuel è un musicista che possiede una tecnica incredibile, ha talento, passione… è lui che ha permesso alla chitarra acustica di diventare uno strumento veramente solista, non più relegato al ruolo marginale di complemento…  ed è sulla sua scia che io ho voluto in qualche modo collocarmi”.

In chiusura i due artisti hanno raccontato della loro recente collaborazione: un nuovo disco di Flavio Sala prodotto da Giovanni Baglioni: “Il fatto che a produrmi sia Giovanni – sottolinea Sala-  per me è un aiuto enorme. Essendo anche lui un chitarrista riesce a capire esattamente cosa sto facendo e se lo sto facendo nel modo corretto. Mi solleva dal giudizio su me stesso, cosa che mentre suoni è difficilissimo da avere in maniera chiara. Giovanni in questo senso, grazie al suo orecchio infallibile, non mi fa mai sentire solo!”.

Caterina Taricano

 

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