“La Nico che nessuno sa…”– incontro con Susanna Nicchiarelli

“Ho scelto di raccontare l’ultimo anno di vita di Nico perché è quello in cui, come ha dichiarato lei stessa, è stata più felice. Volevo darne un ritratto sorprendente, che la mostrasse in una veste inedita, che parlasse di come fosse profondamente diversa dal personaggio che per anni aveva interpretato. Generalmente i biopic sono tutti esaltatori, tendono a fare dell’agiografia… Io volevo arrivare alla persona vera, cosa che credo di essere riuscita a fare, a prescindere dal giudizio che si può dare di questo film ”.  Sono queste le parole con cui Susanna Nicchiarelli ha introdotto, insieme a Steve Della Casa, a Officina Pasolini HUB, la sua ultima fatica cinematografica, Nico, 1988.

Il film, vincitore della sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, porta sul grande schermo una delle mille vite di Christa Päffgen, in arte Nico, appunto, la celebre e bellissima modella tedesca, che nei suoi tanti percorsi è stata anche attrice e cantante (indimenticabile la sua collaborazione con i Velvet underground) . Un’anima irrequieta diventata icona di un’epoca in piena rivoluzione pop, musa di Andy Warhol (che l’aveva definita “la più bella creatura della terra”), altera, algida, lontanissima dallo stereotipo di una bellezza perfetta e vuota, e che infatti ha sedotto tutti gli uomini che ha conosciuto. Da Philippe Garrel, che le dedicò il suo J’entends plus la guitare, a Bob Dylan, Lou Reed, Jimi Hendrix, Alain Delon (solo per fare qualche nome). E proprio da Delon, Nico ebbe il figlio, mai riconosciuto dal padre,  su cui è incentrata una buona parte del film, che, come ha sottolineato ancora la Nicchiarelli “va volontariamente controcorrente al senso hollywoodiano della vita, quel modo di concepire l’esistenza, mutuato dalla cinematografia, contro cui ci si scontra ormai anche nella quotidianità e che trasmette ai giovani tanti messaggi sbagliati, come quello del successo a tutti i costi, da raggiungere possibilmente entro i venticinque anni. È anche per questo quindi, per dare valore alla verità, che ho voluto raccontare l’ultimo periodo della vita di Nico, quello più difficile, ma anche quello in cui lei conquista se stessa, avendo finalmente la sensazione di aver trovato il suo posto nel mondo”.

A prestare il volto ma soprattutto la voce a Nico sullo schermo è stata Trine Dyrholm, attrice danese molto amata dai cineasti del suo paese – da Thomas Vinterberg a Susanne Bierche, che infatti fanno a gara per lavorare con lei – e che è stata protagonista di tanti film di successo, come Festen, Love is all you need, Royal Affair e La comune – quest’ultimo le è valso l’Orso d’argento all’ultima Berlinale.  La Dyrholm grazie al suo passato da cantante ha potuto riproporre, in una versione aggiornata, tutte le canzoni di successo interpretate e scritte da Nico, anche se come la stessa Nicchiarelli ha confermato: “per il film ha dovuto cantare meno bene, avvicinandosi ancora di più a Nico, che non si preoccupava di avere il tono giusto e di emettere note precise, ma si esprimeva in maniera originale e spontanea. Per interpretare questo ruolo – aggiunge la regista – ho pensato subito a Trine. Sono andata fino a Copenaghen per convincerla, ma non c’è stato bisogno di insistere perché la sua risposta, una volta letta la sceneggiatura, è stata: non vedo l’ora di cominciare, quando mi ricapita un personaggio così bello!”.

All’incontro è intervenuto anche Luciano Sovena, Presidente della Roma Lazio Film Commission, uno degli enti che ha sostenuto il Film: “Siamo onorati di aver avuto la possibilità di metterci al servizio di questo film, che tra l’altro come spettatore mi ha toccato profondamente. Roma è un set ideale, soprattutto per le grandi major, che quasi sempre però prediligono la città. In Nico, 1988 invece, che è stato girato tra Anzio Nettuno, c’è un ritratto molto bello e poetico della provincia, che valorizza il lavoro che da anni come Film Commission Facciamo per dare risalto a tutto il nostro territorio”.

C.T

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