La saga di “Smetto quando voglio” raccontata da Sydney Sibilia ed Edoardo Leo

“Smetto quando voglio”. Questa volta il motto della banda dei ricercatori più famosi d’Italia, portati sullo schermo da Sydney Sibilia, sembra concretizzarsi anche per il suo regista. Ad annunciarlo è lo stesso Sibilia che ospite di Officina Pasolini il venti giugno insieme a Edoardo Leo, per la proiezione del primo capitolo della famosa saga, dichiara: “Sto scrivendo il mio nuovo film. Non posso dire molto perché sono ancora in una fase delicata, ma non sarà quello che tutti si aspettano. Non avrà niente a che fare con i miei film precedenti e soprattutto non si tratta della solita commedia”. Nonostante la curiosità Sibilia non si sbilancia e la proiezione di Smetto quando voglio diventa l’occasione per ripercorrere insieme al pubblico la storia di una delle trilogie cinematografiche di maggior successo di questi ultimi anni. “I tre film non sono stati pensati come una trilogia- dice Sibilia – Io ero alla mia prima esperienza e di certo non pensavo di farne tre in un colpo solo. Anzi, dopo il successo di Smetto quando voglio, l’idea di fare un sequel mi angosciava parecchio, avevo paura di sbagliare; mi sembrava un atteggiamento da ‘prendi i soldi e scappa’, così, sperando che mi dicessero no, ho alzato il tiro è ho detto: facciamo il due e il tre insieme. Mi hanno detto sì…”. “Che Sydney fosse bravo l’ho capito immediatamente – sottolinea Edoardo Leo – La sceneggiatura mi è piaciuta subito, il problema è che in quel periodo stavo girando il mio secondo film da regista e avevo una serie di impegni che non potevo rimandare, così ho detto a Sydney che avrebbe...

Un monologo per “Stare meglio oggi” – Carlo De Ruggieri a Officina Pasolini HUB

“Mi lamento spesso del mio Paese. Quando io sono pessimo, come l’Italia”. È questo il giudizio lapidario che il protagonista dello spettacolo Stare meglio oggi dà di se stesso paragonandosi alla triste realtà italiana. Il monologo, firmato da Giacomo Ciarrapico e andato in scena il 19 giugno all’HUB culturale di Officina Pasolini è interpretato da Carlo De Ruggieri, uno dei volti più popolari della serie tv Boris, perfettamente calato nei panni di un trentacinquenne in crisi che cerca faticosamente la strada per uscire da una brutta delusione sentimentale. Ed è proprio cercando di ritrovare i propri riferimenti personali che il protagonista scopre di essere il riflesso del Paese in cui vive, un’Italia dalle dinamiche kafkiane in cui apparentemente c’è ben poco da fare per ritrovare un giusto equilibrio. Sia apre così uno scenario tragicomico in cui si stabilisce un empatico parallelismo fra le vicende dell’io’ interiore e quelle della politica italiana. “Giocare con le tante forme che può avere l’interiorità umana è una costante della scrittura di Giacomo Ciarrapico – spiega De Ruggieri –  che in questo caso si lega a una sua passione, la politica. Di questo testo, che nasce nel lontano 2006, abbiamo fatto vari adattamenti, passando da una messa in scena più classica al reading più minimalista. In qualunque modo lo si faccia però il pubblico reagisce sempre molto positivamente e questo credo sia dovuto al fatto che si parla sì di politica ma senza aprire dei discorsi specifici, senza scendere troppo nei dettagli dell’attualità, e descrivendo invece perfettamente i meccanismi sclerotici e sempre uguali del nostro Paese e dell’individuo.” Ed effettivamente non si può non...

“Tra acustica e classica” – incontro con Giovanni Baglioni e Flavio Sala

“Tra acustica e classica” è questo il titolo dell’incontro che si è svolto l’otto giugno a Officina Pasolini e che ha visto protagonisti due nomi illustri della musica italiana strumentale, due virtuosi della chitarra di fama internazionale. Stiamo parlando di Giovanni Baglioni e Flavio Sala, rispettivamente considerati le punte di diamante di due discipline, la chitarra acustica e la chitarra classica, in Italia ancora poco conosciute e poco approfondite. Ed è proprio intorno alla questione della mancanza di cultura musicale del nostro Paese (almeno quando si parla di musica strumentale) e alla difficoltà di costruire una carriera da solisti quando scarseggiano esempi e percorsi, che si è sviluppato uno dei momenti fondamentali dell’incontro – incontro moderato come sempre da Tosca e Felice Liperi e arricchito da alcune preziose esibizioni dei due artisti. “Ho suonato tanto in Sud America e negli Stati Uniti, vivendo per cinque anni in Venezuela –racconta Sala –  poi c’è stata la Russia che mi ha fatto vivere diverse esperienze importanti e mi ha dato molte gratificazioni. Viaggiare e rapportarmi presto con l’estero è stato fondamentale per la mia carriera perché ho imparato quello che in Italia non sarei mai riuscito ad apprendere, mancando da noi un tessuto connettivo vero e proprio quando si parla di studio della chitarra non intesa esclusivamente come accompagnamento musicale. Anche il pubblico all’estero è più preparato e ad un concerto di chitarra classica si trovano davvero persone di tutte le età, anche giovanissimi. Proprio in Russia sono rimasto molto colpito da quanto sia diffusa la cultura musicale fra le persone. Sono tutti preparatissimi quando si parla di musica e lo...

“La Nico che nessuno sa…”– incontro con Susanna Nicchiarelli

“Ho scelto di raccontare l’ultimo anno di vita di Nico perché è quello in cui, come ha dichiarato lei stessa, è stata più felice. Volevo darne un ritratto sorprendente, che la mostrasse in una veste inedita, che parlasse di come fosse profondamente diversa dal personaggio che per anni aveva interpretato. Generalmente i biopic sono tutti esaltatori, tendono a fare dell’agiografia… Io volevo arrivare alla persona vera, cosa che credo di essere riuscita a fare, a prescindere dal giudizio che si può dare di questo film ”.  Sono queste le parole con cui Susanna Nicchiarelli ha introdotto, insieme a Steve Della Casa, a Officina Pasolini HUB, la sua ultima fatica cinematografica, Nico, 1988. Il film, vincitore della sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, porta sul grande schermo una delle mille vite di Christa Päffgen, in arte Nico, appunto, la celebre e bellissima modella tedesca, che nei suoi tanti percorsi è stata anche attrice e cantante (indimenticabile la sua collaborazione con i Velvet underground) . Un’anima irrequieta diventata icona di un’epoca in piena rivoluzione pop, musa di Andy Warhol (che l’aveva definita “la più bella creatura della terra”), altera, algida, lontanissima dallo stereotipo di una bellezza perfetta e vuota, e che infatti ha sedotto tutti gli uomini che ha conosciuto. Da Philippe Garrel, che le dedicò il suo J’entends plus la guitare, a Bob Dylan, Lou Reed, Jimi Hendrix, Alain Delon (solo per fare qualche nome). E proprio da Delon, Nico ebbe il figlio, mai riconosciuto dal padre,  su cui è incentrata una buona parte del film, che, come ha sottolineato ancora la Nicchiarelli “va volontariamente controcorrente al senso...

Le Moresche e le altre invenzioni di Maria Pia De Vito e del suo Burnogualà

Dopo il sold out del tre marzo scorso All’Auditorium Parco Della Musica, Maria Pia De Vito e il suo Burnogualà Large Vocal Ensemble sono stati ospiti di Officina Pasolini per presentare Moresche e altre invenzioni. Un album inedito e totalmente innovativo all’interno del panorama musicale italiano, che durante il live ha confermato la sua vocazione alla sperimentazione proponendo uno spettacolo suggestivo e ricco, appunto, di invenzioni. L’esperienza è unica e originale e chiama lo spettatore ad assistere ad una una sorta di rito musicale, in cui protagonista assoluta è la voce. Sacerdotessa di questo rito che mescola sapientemente sacro e profano è Maria Pia De Vito, cantante e compositrice da sempre a cavallo fra jazz e musica popolare (uno dei nomi più influenti della scena italiana) che ha lavorato, coadiuvata dal suo ensemble Burnogualà, intorno alle ‘Moresche’ di Orlando di Lasso (Roland de Lassus, o Roland de Lattre i suoi veri nomi). Orlando di Lasso è uno dei più importanti compositori del Cinquecento, un fiammingo approdato nel Regno di Napoli in uno dei momenti di maggior splendore della sua Corte, durante la dominazione spagnola, in pieno Rinascimento. Proprio a Napoli il famoso musicista scrisse le moresche, anticipando di diversi secoli le musiche di fusione afro-americane che costituiscono la base del jazz. Il risultato di questa ricerca è un materiale di grande ricchezza ritmica e contrappuntistica, con interludi, spazi e panorami sonori in cui l’Africa, la Napoli rinascimentale e l’improvvisazione si mescolano e si incontrano nella contemporaneità. Nel repertorio sfavillano cicli carnevaleschi i cui i personaggi principali sono schiavi e liberti africani ritratti in serenate, corteggiamenti, danze, bisticci. Il linguaggio mescola...

“Il romanzo dell’Italia che canta”, incontro con Gino Castaldo

“Ne Il persecutore di Cortazar, il protagonista, il musicista Johnny Carter (nella realtà il celebre Charlie Parker) ha un amico giornalista, Bruno, con il quale dialoga continuamente – al di là della trama infatti momenti fondamentali del racconto sono proprio gli incontri e le conversazioni che avvengono tra i due amici. In uno di questi scambi, dopo una brusca lite, Johnny dice a Bruno: ricordati che tu stai alla fine del sassofono, mentre io sto all’inizio”. È con queste parole, prese a prestito appunto dal famoso scrittore francese, che Gino Castaldo, ospite di Officina Pasolini per presentare il suo ultimo libro Il romanzo della canzone italiana, ha dato il via all’incontro che lo ha visto protagonista, tenendo subito a precisare che: “non tutti i critici musicali scelgono questo mestiere perché non riescono a realizzarsi come musicisti. Io sono uno di questi. Sono diventato giornalista dopo un lungo periodo di incertezza, amavo sia suonare che scrivere. Ma a un certo punto, quando ho capito quale era la mia strada non ho avuto più dubbi”. Stare alla ‘fine del sassofono’ è dunque solo una questione di prospettive, e Castaldo l’ha sempre ritenuta una posizione privilegiata, che gli ha permesso di attraversare la musica vivendo un’avventura per molti versi irripetibile; simile a quella compiuta dalla canzone italiana, che non a caso nel suo ultimo libro è protagonista addirittura di un ‘romanzo’: “Quando ho cominciato a scrivere, il mondo era molto diverso. Vivevamo ancora in un tempo ‘romantico’, che ora non esiste più. E la canzone italiana era nel pieno della sua storia gloriosa. Aveva già conquistato il mondo con Nel blu dipinto...
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