“Il gioco della sorte” in cinquina al Premio Tenco – intervista a Francesco Anselmo

C’è chi crede che nella vita ci sia un destino predeterminato, che le nostre esistenze si collochino all’interno di un percorso ben preciso, in cui la scelta individuale è solo un’apparenza. C’è chi invece crede nel mescolarsi delle cose, nel potere del caso, ma anche in quello dell’uomo, guardando al destino come a una partita a carte non sempre scoperte e dall’esito per niente scontato, in cui tutto si decide all’ultimo minuto. Una visione del mondo, questa, che prende perfettamente corpo ne Il gioco della sorte, primo album di Francesco Anselmo, giovane cantautore siciliano, classe 1991, che si racconta attraverso un universo popolato di simboli, in cui il futuro si mescola ad un passato antico. Un disco che parla dell’uomo, del senso della sua esperienza, ieri come oggi. La scrittura si rifà alla canzone classica d’autore ma la musica attinge dal folk, dal rock, dallo ska, dai ritmi balcanici e latini, arrivando a un sound del tutto originale, espressione di un universo costantemente sospeso tra realtà e immaginazione. Francesco Anselmo, che si è diplomato lo scorso anno a Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, grazie a questo primo disco si è ritrovato candidato per la cinquina finale, categoria opere prime, al prestigioso Premio Tenco, il principale riconoscimento per i cantautori italiani, assegnato dal 1984 ai migliori dischi di canzone d’autore usciti in nel corso dell’anno. Francesco, ti è arrivata una candidatura importante come il Premio Tenco. Ti aspettavi questo interesse, questa accoglienza? Come hai reagito alla notizia? No, è stato tutto improvviso e inaspettato. Quando mi trovavo in studio a produrre questo mio primo disco ero concentratissimo, pensavo solo...

La leggenda del pianista sul Tevere

La leggenda del pianista sul Tevere è questo il titolo della gara fra pianisti che si è svolta il 21 giugno a Officina Pasolini HUB. Una competizione fra giovani virtuosi della tastiera che, come suggerisce il titolo e come sottolinea Davide Dose, organizzatore della serata, si ispira alla famosa scena de La leggenda del pianista sull’oceano, uno degli apici del film di Giuseppe Tornatore, quando Novecento e Jelly Roll Morton, si sfidano a colpi di jazz, per stabilire chi sia davvero il migliore fra i due. Una scena che raccoglie tutta la bellezza e la poesia di questa pellicola e dove il jazz viene mostrato come assoluto protagonista. “Con la stessa passione per la musica, a cui ormai da qualche anno è dedicata la giornata del solstizio d’estate, e che anche noi siamo lieti di festeggiare – spiega Dose – abbiamo voluto proporre questa competizione che vede sul palco alcuni dei nomi più promettenti della scena jazz italiana”. A sfidarsi sono stati infatti Giovanni Agosti, (il più giovane, classe 1990), classificatosi ai primi posti di alcuni importanti concorsi nazionali e internazionali; Dženifere Rumpāne, pianista e compositrice lettone; Danilo Blaiotta, compositore e arrangiatore originalissimo, con alle spalle un’intensa attività come pianista classico, e molto attivo anche con il cinema e la radio; Simone Di Carlo, compositore e arrangiatore che inizia nel 2008 la sua carriera concertistica. Proprio come nel film, è stato il pubblico, affiancato da una giuria di esperti, a stabilire il vincitore! I quattro pianisti si sono sfidati a coppie di due – proponendo la loro versione di Fascinating Rhythm, di George Gershwin e poi un pezzo a scelta; mentre i vincitori del...

La saga di “Smetto quando voglio” raccontata da Sydney Sibilia ed Edoardo Leo

“Smetto quando voglio”. Questa volta il motto della banda dei ricercatori più famosi d’Italia, portati sullo schermo da Sydney Sibilia, sembra concretizzarsi anche per il suo regista. Ad annunciarlo è lo stesso Sibilia che ospite di Officina Pasolini il venti giugno insieme a Edoardo Leo, per la proiezione del primo capitolo della famosa saga, dichiara: “Sto scrivendo il mio nuovo film. Non posso dire molto perché sono ancora in una fase delicata, ma non sarà quello che tutti si aspettano. Non avrà niente a che fare con i miei film precedenti e soprattutto non si tratta della solita commedia”. Nonostante la curiosità Sibilia non si sbilancia e la proiezione di Smetto quando voglio diventa l’occasione per ripercorrere insieme al pubblico la storia di una delle trilogie cinematografiche di maggior successo di questi ultimi anni. “I tre film non sono stati pensati come una trilogia- dice Sibilia – Io ero alla mia prima esperienza e di certo non pensavo di farne tre in un colpo solo. Anzi, dopo il successo di Smetto quando voglio, l’idea di fare un sequel mi angosciava parecchio, avevo paura di sbagliare; mi sembrava un atteggiamento da ‘prendi i soldi e scappa’, così, sperando che mi dicessero no, ho alzato il tiro è ho detto: facciamo il due e il tre insieme. Mi hanno detto sì…”. “Che Sydney fosse bravo l’ho capito immediatamente – sottolinea Edoardo Leo – La sceneggiatura mi è piaciuta subito, il problema è che in quel periodo stavo girando il mio secondo film da regista e avevo una serie di impegni che non potevo rimandare, così ho detto a Sydney che avrebbe...

Un monologo per “Stare meglio oggi” – Carlo De Ruggieri a Officina Pasolini HUB

“Mi lamento spesso del mio Paese. Quando io sono pessimo, come l’Italia”. È questo il giudizio lapidario che il protagonista dello spettacolo Stare meglio oggi dà di se stesso paragonandosi alla triste realtà italiana. Il monologo, firmato da Giacomo Ciarrapico e andato in scena il 19 giugno all’HUB culturale di Officina Pasolini è interpretato da Carlo De Ruggieri, uno dei volti più popolari della serie tv Boris, perfettamente calato nei panni di un trentacinquenne in crisi che cerca faticosamente la strada per uscire da una brutta delusione sentimentale. Ed è proprio cercando di ritrovare i propri riferimenti personali che il protagonista scopre di essere il riflesso del Paese in cui vive, un’Italia dalle dinamiche kafkiane in cui apparentemente c’è ben poco da fare per ritrovare un giusto equilibrio. Sia apre così uno scenario tragicomico in cui si stabilisce un empatico parallelismo fra le vicende dell’io’ interiore e quelle della politica italiana. “Giocare con le tante forme che può avere l’interiorità umana è una costante della scrittura di Giacomo Ciarrapico – spiega De Ruggieri –  che in questo caso si lega a una sua passione, la politica. Di questo testo, che nasce nel lontano 2006, abbiamo fatto vari adattamenti, passando da una messa in scena più classica al reading più minimalista. In qualunque modo lo si faccia però il pubblico reagisce sempre molto positivamente e questo credo sia dovuto al fatto che si parla sì di politica ma senza aprire dei discorsi specifici, senza scendere troppo nei dettagli dell’attualità, e descrivendo invece perfettamente i meccanismi sclerotici e sempre uguali del nostro Paese e dell’individuo.” Ed effettivamente non si può non...

“Tra acustica e classica” – incontro con Giovanni Baglioni e Flavio Sala

“Tra acustica e classica” è questo il titolo dell’incontro che si è svolto l’otto giugno a Officina Pasolini e che ha visto protagonisti due nomi illustri della musica italiana strumentale, due virtuosi della chitarra di fama internazionale. Stiamo parlando di Giovanni Baglioni e Flavio Sala, rispettivamente considerati le punte di diamante di due discipline, la chitarra acustica e la chitarra classica, in Italia ancora poco conosciute e poco approfondite. Ed è proprio intorno alla questione della mancanza di cultura musicale del nostro Paese (almeno quando si parla di musica strumentale) e alla difficoltà di costruire una carriera da solisti quando scarseggiano esempi e percorsi, che si è sviluppato uno dei momenti fondamentali dell’incontro – incontro moderato come sempre da Tosca e Felice Liperi e arricchito da alcune preziose esibizioni dei due artisti. “Ho suonato tanto in Sud America e negli Stati Uniti, vivendo per cinque anni in Venezuela –racconta Sala –  poi c’è stata la Russia che mi ha fatto vivere diverse esperienze importanti e mi ha dato molte gratificazioni. Viaggiare e rapportarmi presto con l’estero è stato fondamentale per la mia carriera perché ho imparato quello che in Italia non sarei mai riuscito ad apprendere, mancando da noi un tessuto connettivo vero e proprio quando si parla di studio della chitarra non intesa esclusivamente come accompagnamento musicale. Anche il pubblico all’estero è più preparato e ad un concerto di chitarra classica si trovano davvero persone di tutte le età, anche giovanissimi. Proprio in Russia sono rimasto molto colpito da quanto sia diffusa la cultura musicale fra le persone. Sono tutti preparatissimi quando si parla di musica e lo...

“La Nico che nessuno sa…”– incontro con Susanna Nicchiarelli

“Ho scelto di raccontare l’ultimo anno di vita di Nico perché è quello in cui, come ha dichiarato lei stessa, è stata più felice. Volevo darne un ritratto sorprendente, che la mostrasse in una veste inedita, che parlasse di come fosse profondamente diversa dal personaggio che per anni aveva interpretato. Generalmente i biopic sono tutti esaltatori, tendono a fare dell’agiografia… Io volevo arrivare alla persona vera, cosa che credo di essere riuscita a fare, a prescindere dal giudizio che si può dare di questo film ”.  Sono queste le parole con cui Susanna Nicchiarelli ha introdotto, insieme a Steve Della Casa, a Officina Pasolini HUB, la sua ultima fatica cinematografica, Nico, 1988. Il film, vincitore della sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, porta sul grande schermo una delle mille vite di Christa Päffgen, in arte Nico, appunto, la celebre e bellissima modella tedesca, che nei suoi tanti percorsi è stata anche attrice e cantante (indimenticabile la sua collaborazione con i Velvet underground) . Un’anima irrequieta diventata icona di un’epoca in piena rivoluzione pop, musa di Andy Warhol (che l’aveva definita “la più bella creatura della terra”), altera, algida, lontanissima dallo stereotipo di una bellezza perfetta e vuota, e che infatti ha sedotto tutti gli uomini che ha conosciuto. Da Philippe Garrel, che le dedicò il suo J’entends plus la guitare, a Bob Dylan, Lou Reed, Jimi Hendrix, Alain Delon (solo per fare qualche nome). E proprio da Delon, Nico ebbe il figlio, mai riconosciuto dal padre,  su cui è incentrata una buona parte del film, che, come ha sottolineato ancora la Nicchiarelli “va volontariamente controcorrente al senso...
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