“Il romanzo dell’Italia che canta”, incontro con Gino Castaldo

“Ne Il persecutore di Cortazar, il protagonista, il musicista Johnny Carter (nella realtà il celebre Charlie Parker) ha un amico giornalista, Bruno, con il quale dialoga continuamente – al di là della trama infatti momenti fondamentali del racconto sono proprio gli incontri e le conversazioni che avvengono tra i due amici. In uno di questi scambi, dopo una brusca lite, Johnny dice a Bruno: ricordati che tu stai alla fine del sassofono, mentre io sto all’inizio”. È con queste parole, prese a prestito appunto dal famoso scrittore francese, che Gino Castaldo, ospite di Officina Pasolini per presentare il suo ultimo libro Il romanzo della canzone italiana, ha dato il via all’incontro che lo ha visto protagonista, tenendo subito a precisare che: “non tutti i critici musicali scelgono questo mestiere perché non riescono a realizzarsi come musicisti. Io sono uno di questi. Sono diventato giornalista dopo un lungo periodo di incertezza, amavo sia suonare che scrivere. Ma a un certo punto, quando ho capito quale era la mia strada non ho avuto più dubbi”. Stare alla ‘fine del sassofono’ è dunque solo una questione di prospettive, e Castaldo l’ha sempre ritenuta una posizione privilegiata, che gli ha permesso di attraversare la musica vivendo un’avventura per molti versi irripetibile; simile a quella compiuta dalla canzone italiana, che non a caso nel suo ultimo libro è protagonista addirittura di un ‘romanzo’: “Quando ho cominciato a scrivere, il mondo era molto diverso. Vivevamo ancora in un tempo ‘romantico’, che ora non esiste più. E la canzone italiana era nel pieno della sua storia gloriosa. Aveva già conquistato il mondo con Nel blu dipinto...

Le dieci lune di Cristina Renzetti

È stato un colpo di fulmine. Dal primo incontro con la cosiddetta MPB (música popular brasileira) la cantautrice Cristina Renzetti è stata folgorata, e ha avuto la certezza di aver trovato il ritmo – e il polso- della sua vita. Così racconta l’artista romagnola ospite del nostro Laboratorio di formazione per un incontro con i giovani artisti di Officina. Una lunga chiacchierata per parlare della sua prolifica carriera tra Italia e Brasile, accanto ai musicisti (Federico Casagrande , Francesco Ponticelli e Alessandro Paternesi) che l’hanno poi accompagnata sul palco di Officina Pasolini HUB per la presentazione del suo primo disco di solista – Dieci Lune. Le cose per Cristina sono capitate così, per caso. Fino a sedici anni, è stata convinta di aver trovato il suo stile nel grunge. “Seguivo i Nirvana, i Soundgarden, Alice in chains. Mi presentavo nei pub a Bologna, avevo imparato a suonare la chitarra da piccola. Una volta, al Ferrara Buskers Festival ho trovato questo trio di brasiliani che cantavano MPB (Música Popular Brasileira) e sono rimasta folgorata. Ho comprato la cassettina e mi sono messa ad ascoltarla ripetizione! Per tre o quattro anni non ho fatto altro che ascoltare, volevo imparare il portoghese, ero proprio affamata di quella musica. Ho cominciato con la samba popolare e col forrò, una musica tradizionale da ballo del nordest brasiliano”. Il passo successivo è stato trasferirsi a Rio di Janeiro, dove è vissuta per sei anni, immergendosi completamente nelle radici della musica popolare brasiliana. “In Italia- racconta- esiste una divisione tra musica popolare –folk– e il pop. In Brasile, invece,  esiste una grande categoria che unisce la musica popolare...

I criminali e i bastardi di Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni

“Criminali e bastardi – come i romanzi di successo diventano sceneggiature” è questo il titolo dell’incontro che lunedì 23 aprile ha visto protagonisti Maurizio De Giovanni e Giancarlo De Cataldo, due scrittori che con le loro storie gialle e noir hanno ispirato (e continuano a farlo) numerosi film e serie televisive di successo, e hanno contribuito a trasformare profondamente l’immaginario del nostro Paese. Un processo di rinnovamento in cui, secondo De Cataldo, fondamentale è stato l’apporto di Gomorra, “che ha mostrato un’Italia non solo terra di arte e di Mafia” dando una spinta decisiva alla fiction italiana, finalmente competitiva sul mercato mondiale. E uno degli argomenti principali del confronto fra De Giovanni e De Cataldo (affiancati sul palco da Felice Liperi, Tosca e Massimo Venturiello) è stato proprio quello – inevitabile quando si cita il romanzo di Roberto Saviano e le relative trasposizioni cinematografiche e televisive – del cosiddetto ‘fascino del male’, del rischio dell’esaltazione di un modello negativo. “Sono stanco di questi discorsi ricorrenti su come il racconto di personaggi e fatti criminali nella finzione possa creare emulazione nella realtà – ha dichiarato l’autore di Romanzo Criminale – è chiaro che quando si racconta il male si assume un punto di vista, che non può non essere in parte anche quello del malvagio. Certo in Italia i confini tra bianco e nero sfumano spesso nel grigio, ma se non si raccontasse anche questo non ci sarebbe quella che Sofocle chiamava catarsi…. C’è un grande desiderio di strumentalizzare dietro questo continuo scandalizzarsi e anche una sottile viltà. Bisogna fare attenzione ai moralisti, è a causa loro che si perde...

“Il gioco è una cosa seria – incontro con la compagnia G.o.d.o.t”

“Il teatro dell’assurdo racconta le vicissitudini umane meglio di qualsiasi testo classico”. È questo, secondo Vittorio Bonaccorso, fondatore, insieme a Federica Bisegna, della compagnia G.o.d.o.t. (acronimo che sta per gioco, ovvero divertimento, ovvero teatro) uno dei motivi che li ha spinti, ormai da vent’anni, ha portare in scena, accanto ai classici del teatro, anche opere meno convenzionali, che fanno spesso capo a scrittori o drammaturghi contemporanei. Si tratta a volte di riscritture di testi sperimentali, come di adattamenti di autori ritenuti ancora oggi troppo di nicchia per essere proposti all’interno delle rassegne tradizionali. È il caso de L’aumento di Georges Perec, spettacolo diretto da Bonaccorso – con la partecipazione della Bisegna e degli studenti che compongono la loro compagnia –  che ha aperto il mese di aprile dell’HUB culturale di Officina Pasolini. Un testo nato dalla penna di uno dei maggiori esponenti dell’OuLiPo  (‘Opificio di letteratura potenziale’, gruppo fondato nel 1960 da Raymond Queneau e dal matematico François Le Lionnais che si proponeva di esplorare le potenzialità creative delle regole o ‘costrizioni’ formali e strutturali in letteratura, sia attraverso lo studio di testi già esistenti, sia proponendo nuovi modelli operativi) che s’interroga sulle diverse soluzioni possibili che ha il protagonista di ottenere dal proprio capo un aumento di stipendio. Il ritmo è quello della matematica, componente essenziale dell’OuLiPo, e il modello anche in questo caso è quello scientifico. Perec utilizza così vari “metodi” per raggiungere un risultato o per verificare la veridicità di talune ipotesi, attraverso personaggi che sono più che altro delle funzioni: la proposta, l’alternativa, l’ipotesi positiva, l’ipotesi negativa, la scelta, la conclusione. “Quella dell’aumento è stata...

“Il teatro di Giorgio Strehler” – incontro con Walter Pagliaro

“Lavorare con Giorgio Strehler è stata ogni volta un’avventura dell’anima e del pensiero. Per questo tutti gli spettacoli realizzati con lui sono stati viaggi simili ma nello stesso tempo sempre diversi”. È con queste parole che Walter Pagliaro, nome illustre del teatro italiano e per anni uno dei registi di punta del Piccolo Teatro di Milano, ha descritto per un incontro di A proposito di teatro, a Officina Pasolini, la sua lunga collaborazione con il grande maestro. Una serata  tutta dedicata a uno dei padri del teatro contemporaneo dunque, che tra gli anni Cinquanta e Settanta ha rinnovato completamente la scena teatrale italiana, ma che soprattutto ha inventato una figura completamente nuova, quella del “regista critico”, che dialoga con gli autori facendosi interprete delle loro idee e dei loro pensieri, per consegnarli al pubblico in una veste totalmente inedita. “La grande innovazione di Strehler –  sottolinea Pagliaro –  è anche relativa al metodo. Quello che si fa oggi in teatro lo ha inventato lui. Mi riferisco alla documentazione maniacale relativa alla messa in scena, alle prove incessanti, all’idea che per montare uno spettacolo che funzioni ci sia bisogno di seguire ogni dettaglio: dallo studio del copione al materiale della scenografia, dall’analisi di ogni singolo personaggio alle luci di scena… Strehler voleva controllare tutto ed è per questo che ci metteva tanto tempo a montare i suoi spettacoli. La tempesta di Shakespeare ad esempio è stato il suo ultimo grande spettacolo, e anche in quel caso i tempi di realizzazione furono veramente dilatati. Ci fu un lungo periodo seminariale – erano stati addirittura organizzati degli incontri coordinati dallo stesso Strehler,...

Mésa: da Officina Pasolini a Touchè

Tra le giovani voci del panorama indie contemporaneo, una delle più promettenti è sicuramente quella di Federica Messa, in arte Mésa, cantautrice romana (nelle cui vene scorre anche un po’ di sangue siciliano) che ha recentemente conquistato il pubblico della musica indipendente con il suo primo album, Touché, prodotto da Bomba dischi.  Mésa, classe 1991, ha iniziato il suo percorso artistico molto presto, lasciandosi influenzare dalla musica americana degli anni Novanta, così come dal grande cantautorato italiano. Approdata giovanissima a Officina Pasolini ha preso parte al primo anno del Laboratorio formativo, dove si è perfezionata. “A Officina ho imparato a comporre scrivendo in italiano, e per me è stato importantissimo perché questo passaggio mi ha aiutato a scoprire chi sono veramente e a mescolare insieme senza paura due mondi che prima vedevo separati, ovvero la musica americana, quella con cui sono cresciuta, e quella dei cantautori italiani…” Recentemente hai infatti pubblicato il tuo primo album, Touchè, scritto in italiano e prodotto da una delle etichette più importanti del panorama indie attuale, ottenendo da subito critiche positive. Come stai vivendo questo momento? Ti aspettavi una risposta così positiva? Sono molto contenta di quello che sta succedendo perché penso di aver fatto un disco che pur non essendo pop, e quindi non così immediato come tipo di ascolto, stia arrivando bene al pubblico; anche ad ascoltatori che sono meno abituati a questo tipo di musica. Sono felice di come viene recepito, e delle recensioni che ha ottenuto fino ad ora. Credo però che sia ancora tutto in divenire e debbano ancora succedere delle cose prima di fare un vero bilancio, in...
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