Le Moresche e le altre invenzioni di Maria Pia De Vito e del suo Burnogualà

Dopo il sold out del tre marzo scorso All’Auditorium Parco Della Musica, Maria Pia De Vito e il suo Burnogualà Large Vocal Ensemble sono stati ospiti di Officina Pasolini per presentare Moresche e altre invenzioni. Un album inedito e totalmente innovativo all’interno del panorama musicale italiano, che durante il live ha confermato la sua vocazione alla sperimentazione proponendo uno spettacolo suggestivo e ricco, appunto, di invenzioni.

L’esperienza è unica e originale e chiama lo spettatore ad assistere ad una una sorta di rito musicale, in cui protagonista assoluta è la voce. Sacerdotessa di questo rito che mescola sapientemente sacro e profano è Maria Pia De Vito, cantante e compositrice da sempre a cavallo fra jazz e musica popolare (uno dei nomi più influenti della scena italiana) che ha lavorato, coadiuvata dal suo ensemble Burnogualà, intorno alle ‘Moresche’ di Orlando di Lasso (Roland de Lassus, o Roland de Lattre i suoi veri nomi). Orlando di Lasso è uno dei più importanti compositori del Cinquecento, un fiammingo approdato nel Regno di Napoli in uno dei momenti di maggior splendore della sua Corte, durante la dominazione spagnola, in pieno Rinascimento. Proprio a Napoli il famoso musicista scrisse le moresche, anticipando di diversi secoli le musiche di fusione afro-americane che costituiscono la base del jazz. Il risultato di questa ricerca è un materiale di grande ricchezza ritmica e contrappuntistica, con interludi, spazi e panorami sonori in cui l’Africa, la Napoli rinascimentale e l’improvvisazione si mescolano e si incontrano nella contemporaneità. Nel repertorio sfavillano cicli carnevaleschi i cui i personaggi principali sono schiavi e liberti africani ritratti in serenate, corteggiamenti, danze, bisticci. Il linguaggio mescola piacevolmente frammenti di dialetto napoletano, comicamente storpiato, a parole e frasi in Kanuri (la lingua parlata nell’area Nilo-Sahariana nell’impero del Bornu, attuale nord-est della Nigeria), insieme ad imitazioni di strumenti e versi di animali.

Intervallati a questi canti, che ripercorrono una memoria importante, rendendola materia viva ci sono le improvvisazioni, le invenzioni Di Maria Pia De Vito e del suo ensemble: “è dal 1995 che lavoro sulla cultura napoletana, il suo dialetto e la commistione con altre lingue e suoni – spiega la stessa De Vito – ho usato il napoletano anche su composizioni di John Taylor. Questo studio delle matrici per me è usuale e mi piace molto. Proprio per questo motivo è nato l’ensemble con cui ormai lavoro da qualche anno, i Burnogualà. Si tratta di un gruppo di ricerca che lavora sulle fonti ma che tiene ben presente la contemporaneità mescolando la musica antica a quella originale di compositori contemporanei. Insieme ci occupiamo quindi della musica tardo rinascimentale così come quella di autori come Vince Mendoza, Miles Davis, Joe Zawinul, Diederik Wiessels, fino agli autori brasiliani; per una pratica della voce e dell’improvvisazione di derivazione jazzistica applicata a materiale della più diversa origine storica e geografica. Parlando nello specifico di Moresche e altre invenzioni, inoltre, sono orgogliosa di essere riuscita a coinvolgere diversi nomi importanti della musica internazionale, come il Ralph Towner e Rita Marcotulli. Noi siamo seduti su un patrimonio – non solo musicale – che va fatto conoscere in tutti i modi possibili”.

Caterina Taricano

 

 

 

 

 

 

 

 

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